Magnetic Enterprise 2.0 [repêchage]
Credo non si rifletta abbastanza, almeno dal punto di vista delle aziende, su quanto le parabole del Web 2.0 e dell’Enterprise 2.0 siano co-tessute. Il motore di adozione, in azienda come nel ‘privato’, è sempre lo stesso, ovvero la disponibilità di strumenti e piattaforme online, integrabili e sostanzialmente gratuite: parliamo di Software as a Service, o SaaS. Se riconosciamo ad esse la stessa origine e proprietà non è difficile stabilire che sono le stesse persone che una volta entrate in azienda non possano che portare all’interno di essa la stessa disponibilità a costruirsi strumenti e percorsi, anche al di fuori della funzione IT propriamente detta.
Il SaaS permette insomma la creazione di infrastrutture IT informali e non impattanti sulla gestione delle tecnologie, ed eppure, ecco il paradosso (che può essere se ben gestito un paradosso assai creativo) che abbiamo provato a descrivere parlando dell’IP Departement e del bricolage, in accezione evolutiva, ugualmente disponibili ai suoi utenti attraverso quelle stesse tecnologie.
Ecco allora che se proviamo a mettere su un asse il tempo dello sviluppo di massa della rete (gli ultimi 15 anni) e sull’altro asse il grado di intimacy che stiamo sviluppando nei confronti della rete stessa, ovvero il grado di fluidità emotiva che sviluppiamo al nostro interagire con essa saldandola in uno sfondo pure esistenziale (in questo senso trovo molto stimolante il lavoro di Leisa Reichelt) non resta difficile tracciare due traiettorie evolutive, che corrispondano al Web 2.0 e all’Enterprise 2.0. E dove ci si rivela la capacità della prima traiettoria di esercitare un’attrazione sulla seconda, polarizzandone l’evoluzione in senso social, appunto.
Una delle emergenze più notevoli di questo processo è poi, trovo, che il mondo delle aziende, abituato per un lunghissimo tempo a derivare i suoi paradigmi organizzativi da entità come l’esercito o lo stato, si rivolge ora direttamente alla società.
