Mostri colmi di speranze [repêchage]
Ovvero hopeful monsters, almeno intesi con Jay Gould: come potremmo definire meglio ‘le cose’ che i piani per il futuro, anche prossimo, dei quotidiani di varie dimensioni e audiences stanno preparando se non citando questa figura dell’evoluzione? Editori, manager e redazioni stanno capendo, anche non senza dolori, che, ancora jaygouldianamente, l’adagio natura non facit saltum non pare trovare più punti aderenti di applicazione e il salto, il mostro, può trovare spazio nel quale affermarsi, la sua nicchia evoluzionistica.
Il dramma è tutto nello scorgere un punto di discontinuità radicale nelle pratiche dicreazione e confezione dei giornali, punto che pare allargarsi e avvicinarsi ad ogni istante, specie in relazione alla dissafezione che i lettori e gli investitori pubblicitari testimoniano senza tregua. E mentre i relativi prodotti online vengono premiati dai lettori ma non dai fatturati.
In questo senso trovo abbia ragione Clay Shirky nell’argomentare che i quotidiani si somigliano tutti nell’organizzazione, e non a caso. Dall’Osservatore Romano al New York Times si trova, su scale diverse, la stessa struttura. Perché si sono abituati nei secoli a funzionare allo stesso modo. Vendite in abbonamento e edicola più pubblicità locale e nazionale. Per i più fantasiosi collaterali (libri, DVD, piatti…) e ‘panini’, praticamente i vendite forzate per fare diffusione. Su tutto poi, almeno in Italia, rilevazioni bizantine delle diffusioni ad usum dei centri media.
Una delle strade più interessanti verso la sopravvivenza dei quotidiani e, mi pare, meno battute, è quella di forgiare nuovi mostri evoluzionistici basandosi non sui ‘contenuti’ del giornale, ma sul suo marchio (prima che si appanni, by the way) e la rete di relazioni che spesso intesse con i suoi stakeholders. Certo parliamo ditraguardare un punto che è naturalmente oltre il ricordato e temuto punto didiscontinutà, ma che per questo contiene potenzialmente nuovi business da esplorare. Al di fuori della quiete di un procedere costante che va solo gestito e sorvegliato, si tratta di uscire nel mondo e reinventarsi sul mercato caso per caso.

[...] ai vecchi prezzi (il che poi è il vero problema). Similmente la pubblicità. Meglio investire in hopefulmonster e ‘rischiare’ di reinventare il settore che aggrapparsi alle proprie diottrie rimaste. [...]
Uscire dal(la Visione) Tunnel. Appunti per immaginare un futuro ai quotidiani « marco formento | blinkenmedia
06/01/2010 alle 00:54
[...] un iPhone gigante e non ha un sistema operativo da computer ma da ‘cosa’, appunto, da hopefulmonster destinato a ficcarsi nello spazio esistente tra il massimo della fruizione/esperienza mobile e il [...]
La Cosa iPad. Apple presenta il suo non-pc con cui promette di sconvolge tutti i giochi « marco formento | blinkenmedia
28/01/2010 alle 00:11