Scrivere per la Macchina [repêchage]
A chi si rivolgono i media online? Ai loro lettori o alla Macchina (uso di proposito un termine dal sapore pre-wieneriano) che raccoglie i lettori?
Mi preparo ad affrontare il terzo weekend di lavoro per il nuovo sito del quotidiano per cui lavoro. Niente di tragico per carità, la rete ci ha abituato a sfumare i contorni tra il tempo del lavoro e il privato, e la cosa non è disdicevole, anzi.
Riflettevo però su questo: quanto ci rivolgiamo al lettore (fluido e interattivo ma pur sempre lettore) e quanto alla Macchina (GoogleNews, e non solo) che amplfica la nostra capacità di raggiungerlo questo lettore? Ci sono, mi sembra, delle implicazioni interessanti.
Una di queste implicazioni mi sembra che sia che siamo oltre l’ottimizzazione per i motori di ricerca, come si diceva -ormai- tanti anni fa. Abbiamo bisogno che le ‘scatole’ dei nostri contenuti, almeno quelli testuali, nascano sui bisogni della Macchina. Disegnamo media online sulle recommandations del team di GoogleNews per dirne una. Ma non solo: chiediamo ai giornalisti e/o agli editor di nominare le pagine secondo certi parametri, cerchiamo di influenzare l’uso dei lemmi nella stesura, vogliamo che i pezzi siano tagged, linked, interrelated per la loro indicizzazione prima che per la loro fruizione/condivisione. Temendo poi una punizione per il duplicated content ripensiamo i contratti con i service: non importa se ho un buon contenuto che posso acquistare per integrare i miei se la Macchina lo rigetta, il lettore viene dopo la Macchina. Di più: forniamo indicazioni per accontentare la macchina circa gli aggiornamenti -indigesti a GoogleNews-, le immagine ed altro ancora. Tracciamo strategie per essere intercettati dalla Macchina, sperando che si accorga di noi.
Magari va bene così, impareremo ad amare la Macchina. E i suoi capricci.
