marco formento | blinkenmedia

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Archivio per dicembre 2009

Pagare per i quotidiani online: reality check

con 5 commenti

Desperate times lead to… desperate revenue models!
–Arianna Huffington

Leah McBride Mensching sul blog di SFN cita due ricerche che cercano di stimare la percentuale di lettori online che sarebbero disposti a pagare per leggere: le percentuali variano moltissimo dal 22% inUK al 62% rilevato da PWC in EU, US e Australia. Se fosse così possiamo dormire sonni tranquilli, visto che in Italia acquista un quotidiano il 10% della popolazione (dati ADS giugno 2oo9). Se però così non fosse allora possiamo continuare a tormentarci con il dubbio se far pagare o no i contenuti, specie ora che gli editori guardano con desolazione ai dati di vendita non solo delle copie, ma anche della pubblicità ‘di carta’. E non diciamo degli annunci economici.

Fra le tante considerazioni che si possono fare, comunque vada, non credo che i fatturati online  viaggeranno mai sulla traiettoria dei vecchi fatturati di carta, che vantano per così dire un ARPU (fatturato per utente) irraggiungibile non solo per il web, ma anche per la tv. Il che è anche un modo di dire che la vera scommessa per i quotidiani è se resteranno dei prodotti o diventeranno atomi di contenuto (che poi è la strategia premiata dalla Google AdSense). Mentre la vera scommessa delle aziende editoriali sarà doversi reinventarsi da capo, non mettere mano ai -comunque magri per come sono venute strutturandosi le suddette aziende- fatturati online.

Scritto da marco formento

30/12/2009 alle 00:43

Crouching Goose, Hidden Pasta

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Il presidente di Fieg Malinconico nel recente intervento sul WSJ di Valentin Petkantchin: Antitrust al Dente for Google in Europe

Don’t Cook the Newspapers’ Goose

The Italian Federation of Newspaper Publishers (FIEG) lodged, last July, a complaint against Google’s abuse of dominant position. That complaint and the decision by the Italian Antitrust Authority to pursue the matter have raised a lot of interest and some concern (see Valentin Petkantchin’s “Antitrust al Dente for Google in Europe,” Nov. 5).

Italians don’t mind being associated with pasta, but there is much more at issue here. We are talking about the staple of modern democratic societies: news and informed analysis. These cost a lot and are at risk of being thinned out in the digital world, where premium content publishers compete not only with other content producers, but with totally different businesses and products—including some that thrive on distributing and aggregating the publishers’ own content and on exploiting the relationship between publishers and their customers.

Mr. Petkantchin argues that “forcing the hand of a business partner has nothing to do with free competition.” Of course it doesn’t. But that it is not what the Italian publishers are doing. They are instead trying to address an unbalanced situation in which value created by publishers is reaped by subjects who neither invent nor produce it.

Publishers know perfectly well that it is up to them to exploit advertising spurred by content that they produce, but this is exactly what they are prevented from doing by those who regulate the search engine while selling advertising.

Mr. Petkantchin also argues that real competition exists in the search engine market. Unfortunately that is not the case. It is not just an extravagance of the “European” way of thinking about competition to state that a market share of over 80% (and close to 90%) is a dominant position, while the other players (10 at least, by the author’s own count) have very fragmented shares. We agree that these figures are not carved in stone, but for change to happen the market should be contestable. It is not enough to note that the other players would be willing to erode Google’s share. It must be examined whether there are the conditions for such an erosion. It is furthermore important to note that at issue in this case is not the dominant position, but its abuse, which is summed up by the attitude, “Go by our rules, or jump overboard.”

Newspaper publishers are not alone in complaining about Google. Fedoweb, the Italian Federation of Online Publishers, lodged a complaint with the Antitrust Authority about Google’s AdPlanner. This is an ad platform intended to compete with the advertising activities of the publishers by combining data about users’ behavior on the publishers’ own sites, collected through Search, AdWords and AdSense services with data coming from Analytics, YouTube and Toolbar. Internet content providers cannot prevent Google from assembling and analyzing data about the interaction of their content with their users—unless they are ready to shut themselves out of Google’s Search.

We believe that our questions deserve an objective answer. We like our pasta to be al dente. But please, let us not overcook these issues!

Carlo Malinconico Castriota Scanderbeg

President
Italtian Federation of Newspaper Publishers (FIEG)
Rome

Scritto da marco formento

28/12/2009 alle 14:35

Pubblicato in giornali

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Hyperlocal=around me=journalism

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Local news organizations — if they were truly local — should want to do the same thing: organizing a community’s information so the communitycan organize itself. I call that, too, journalism
–Jeff Jarvis

Jarvis tocca un punto che trovo straordinario nel recente post The annotated world, peraltro in relazione con la mia cup of tea, l’informazione online locale. In breve cerca di mettere in guardia i quotidiani dal rischio di perdere grip sul locale, non investendo in strumenti che permettano di viverlo in community che, più che fruire, producano ‘il contenuto’. Io lo chiamerei augmented news, locale o no.

In fondo credo che il quid del ‘post-2.0′ sia qui, nella consapevolezza che stiamo vivendo contesti di rete (i nostri ‘ora’, ‘oggi’, ‘adesso’) che si pongono oltre la dinamica relazioni/contenuto (le ‘vecchie’ community) perché quest’ultimo è diventato un by-product delle relazioni, una sua emergenza per dirlo con il vocabolario della Complessità. Cosa non proprio facile da raccontare agli editori che, in questi mesi, stanno cercando modi di continuare a far pagare il contenuto (ovvero il Prodotto, mano a mano che la passa dalla carta ai bit), by the way.

Scritto da marco formento

27/12/2009 alle 18:31

Psicopatie

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Chi ha avuto modo di parlarle la definisce ‘una persona disturbata’ con un ‘pensiero distorto’
che probabilmente l’ha portata a tentare per due volte di avvicinarsi al Pontefice
–ANSA
E’ la versione di Susanna Maiolo, ora in un centro di igiene mentale in Vaticano
–Yahoo Notizie

Prima S***** B********, poi il papa: gli psicopatici sciamano per la penisola, e sui media (che però, mi pare, non brillano per senso critico), ben decisi a mostrare ai ‘sovrani’ che sono caduchi come i ‘sudditi’. Il che, stabilita l’ovvia condanna per la violenza, oltre a riportarci alla mente V for Vendetta, ha anche il pregio collaterale di spezzare la liturgia dei poteri, almeno per un attimo, per lasciare spazio alle ardimentose schiere delle guardie del corpo papali, che a differenza delle schiere angeliche menano, o ad un’improvvisa smorfia di dolore, almeno quella sincera.
Nessuno però ha voglia di raccontare, dico per dire, tanto per provare a fornire uno spunto da lettore, cos’è e cosa succede in un ‘centro di igiene mentale’ vaticano. A parte l’ossimoro, voglio dire.

Scritto da marco formento

26/12/2009 alle 16:46

Hello World! (again)

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Ripensandoci preferisco un fresh start. Il vecchio blog (Cailloux) è offline in attesa di editing, e Blinkenmedia ricomincia qui, magari rimpolpato poco a poco da qualche vecchio post contraddistinto dalla data originale e dalla categoria [repêchage]. Detto, fatto;)

Scritto da marco formento

25/12/2009 alle 12:40

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