Diamanti e cocci di bottiglia: va bene così. Breve apologia della rete come ambiente che gioca il caos
Google come aggregatore industriale di sapere,
Wikipedia come aggregatore volontario di sapere,
un’azienda strepitosa e un gruppo sterminato di volontari,
non possono continuare a mischiare diamanti e cocci di bottiglia
–Gianni Riotta
Il tema è quello dell’ormai famoso pezzo di Gianni Riotta su Sole sul declino del web (daje). Gli argomenti sono un po’ i soliti, per quanto la scrittura di Riotta sia brillante, il testimonial è invece inaspettato, Jaron Lanier. In sostanza i temi riottiani sono quelli del culto dell’amatore, che starebbe distruggendo la rete. Peggio ancora l’orizzonte da raggiungere sarebbe la rete come luogo della verità [sic!].
Non so come si sia espresso ‘in originale’ Lanier ma capire (to get it) la rete o no sta proprio in questo: nel sentire perché in rete le cose sono diverse. E se le cose andassero male, dovremmo poi rivolgere lo sguardo alla società che questi contenuti e relazioni genera: la rete ne è in parte lo specchio e in parte un prolungamento: un contesto, non più uno strumento, come si usa dire da parte di chi non la abita.
Contesto favorevole alla comprensione e al collegamento di macchine, testi (ad ampio spettro, non nel senso di documenti testuali) e persone. Solo chi non la vive, frequentarla non basta, non comprende, weinbergherianamente, l’eleganza, anche epistemologica, del terzo ordine. Altro che overload informativo. Per il resto, come alcuni scrivevano vent’anni fa, don’t feed the troll.
Qui gli interventi di: Zambardino, De Biase, Mantellini, Granieri

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Jaron Lanier: il guru contro il Web 2.0 | speciale in Liquida
14/01/2010 alle 13:42