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La Cosa iPad: apocalittici, integrati e la terza via. Ovvero perché l’iMac non è un pc senza floppy disk

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1. Apocalittici

Mercoledì sera Massimo fotografa bene la prima accoglienza -gelida- della blogosfera (qualsiasi cosa ‘blogosfera’ significhi) alla presentazione dell’iPad con il suo lapidario

Ok archiviamo il fatto che la prima impressione e’ drammatica

Ed effettivamente piovono i post su FriendFeed e Twitter che lo definiscono ‘una cornice digitale’, ‘iPacco’ per poi stabilizzarsi su un deluso ‘iPhone gigante’. Non si contano i sarcasmi sul nome (davvero brutto, anyway). Poi, poco a poco, il clima si disgela e iniziano ad arrivare i primi commenti positivi.

Il fronte del no si stabilizza velocemente su due direttrici argomentali:

- Non hanno inventato niente (e.g.: -con ironia- Vanz) in diverse variazioni che si coagulano attorno a tre concetti: è una copia più potente ma scomoda di un oggetto già esistente (‘un iPhone gigante’); è una copia meno potente ma ancora più portatile di una cosa che esiste già (‘un mini AirBook’/’un mini netbook’); non hanno inventato niente tout court (‘esistono altri modelli e produttori’)
- Interessante ma pericolosa piattaforma di distribuzione di contenuti DRM-driven. Ad esempio iPad: protetto by design di Stefano e il celebre correlato Sign the petition: iPad DRM is iBad for our freedoms.

Vittorio ha raccolto le prime reazioni sui blog italiani qui e qui.

Poco dopo David Pogue posta The Apple iPad: First Impressions dove stigmatizza questi momenti

Now Phase 2 can begin: the bashing by the bloggers who’ve never even tried it: “No physical keyboard!” “No removable battery!” “Way too expensive!” “Doesn’t multitask!” “No memory-card slot!”

That will last until the iPad actually goes on sale in April. Then, if history is any guide, Phase 3 will begin: positive reviews, people lining up to buy the thing, and the mysterious disappearance of the basher-bloggers.


2. Integrati

Il 90% apocalittici + tutti gli altri, fra due mesi, quando sarà in vendita;)
Se avessi tenuto traccia delle critiche feroci all’iPhone quando è stato presentato avrei riempito tera e tera di dischi (chi si ricorda l’incantevole ‘non invia MMS’?), quando d’altro canto le critiche possibili erano su un’altra linea, ovvero sul dove avrebbe portato la traiettoria del prodotto reinventato. Immagino che la storia si ripeterà, pogueianamente.


3. La terza via

Mi piace pensare che esista una terza via che non considera il prodotto/device/piattaforma digitale e la relativa esperienza utente come la raccolta delle sue features. Che riesca ad esprimere insomma il punto di vista del non specialista/nerd/geek, ovvero la prospettva che conta davvero se ci si appassiona non solo ai mercati digitali, ma alle società che tali mercati incontrano. Se così non fosse, l’iPod non sarebbe che un player mp3 peggiorato dal DRM; l’iPhone un HTC con meno megapixel; l’iMac un pc senza floppy.

Su questa via ‘terza’ possiamo allora provare a collocare, e riportare, alcuni ragionamenti:

a) La difficile collocazione dell’iPad in una tassonomia (è una cornice; è un iPhone gigante; il tablet c’era già) è in realtà il segno del suo essere nuovo. Ha ragione Jobs a dire che i netbook non migliorano nessun aspetto dell’esperienza dell’utente, offrono solo esperienza inferiore ad un prezzo inferiore. L’iPad non è la versione Apple del pc-tablet con MacOS (come lo Slate HP che monta MS W7), è la prossima tappa della sparizione del pc: scompare la tastiera, il sistema operativo general purpose, la gestione dei file ‘classica’, dischi e devices, mouse. Resta l’esperienza, il web/media/servizi da toccare.

b) Ha ragione Jobs a collocare gli sforzi di innovazione sul mobile, perché quello è il fronte dove il digitale diventa personale, è ‘mio’. Ora che i laptop fanno tutto quello che fanno i desktop è possibile eliminare la cornice ‘pc’ intorno ai contenuti/media/servizi e farli vivere su uno sfondo il più possibile esile, apparentemente slegati dalla macchina.

c) Dal punto di vista dell’editoria l’iPad (e ciò che seguirà) è un appuntamento col destino, dove questa industry, che ha perso in un certo senso tutti i treni possibili, può riappropiarsi di una porzione del processo di creazione del valore. Molto bello in questo senso il titolo di Luca iPad, i giornali sono applicazioni.
Certo resta da capire se la lettura su LCD sia accettabile (personalmente sono molto curioso di sapere se non esista ‘qualcosa da fare’ via software). Cercherò su questo di fare tesoro del punto di vista appassionato di Antonio, anche se lo stesso Pogue crede che

The iPad as an e-book reader is a no-brainer. It’s just infinitely better-looking and more responsive than the Kindle, not to mention it has color and doesn’t require external illumination

Magazine e libro poi mi sembrano due momenti molto diversi, il primo lo potrei fruire anche su LCD, il secondo, almeno per ora, lo lego all’eInk.
._

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Written by marco formento

31/01/2010 a 11:27

Pubblicato su giornali, radar

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3 Risposte

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  1. ehm, darei per scontato che si capisse che la mia era una battuta? c’era anche scritto esplicitamente nei commenti. d’altra parte è talmente ovvio che iPad è nuovo che non posso credere al fraintendimento :)

    la mia posizione (dovesse interessare) è quella di apocalittico di seconda specie: trovo inquietante che chi è nella posizione di poter favorire realmente la diffusione della conoscenza e l’abbattimento dei divide (tecnologici, culturali) scelga invece sempre più i walled garden, e imponga piattaforme di distribuzione che non dialogano col resto del mondo. che non lasciano entrare o uscire le informazioni se non in modalità gestite, limitate e controllate, e non rispettano gli standard. neghi insomma la lezione del web (cioè che l’aperto fa progredire ed consente a tutti di partecipare) mentre il chiuso e il proprietario tengono inchiodata la società..

    al riguardo il pezzo di riferiment omi pare Alex Payne: http://al3x.net/2010/01/28/ipad.html

    vanz

    31/01/2010 at 16:59

  2. OMG, invece non l’avevo proprio capito, scusa Luca. Pensavo fosse in relazione con il punto che poi dici. Ti chiedo scusa, correggo.

    Sono d’accordo con te, ovviamente, sull’essere apocalittici ‘b’, il punto però, al di fuori del piccolo, piccolissimo, gruppo di persone che si parlano ‘qui’ è la qualità dell’esperienza/livello dei prodotti. Ti dirò: possibile che si debba aspettare sempre SJ per vedere qualcosa di straordinario? Ecco, vorrei mille milioni di Steve in concorrenza fra loro…

    marco formento

    31/01/2010 at 19:57

  3. [...] davvero parlare con cognizione di causa. Nel frattempo, mi convince molto quel che ha scritto Marco Formento, nonché le riflessioni di Frédéric Filloux, qui sul dispositivo in generale e qui sul suo [...]


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