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Soldi nuovi dai vecchi media: la visione di Apple
Almeno è il titolo di questo articolo del WSJ: Apple Sees New Money in Old Media.
Apple has recently been in discussions with book, magazine and newspaper publishers about how they can work together. The company has talked with New York TimesCo., Condé Nast Publications Inc. and HarperCollins Publishers and its owner News Corp., which also owns The Wall Street Journal, over content for the tablet, say people familiar with the talks.
Confermato il 26, anzi il 27. Apple reiventing the media industry (once again)?
Ha ragione Giuseppe Granieri: stanno arrivando le prime simil-news, e non solo rumors, sull’iSlate, il tablet-qualcosa più famoso del mondo, tanto quanto misterioso, visto che sono partiti gli inviti Apple per l’evento pianificato prima per il 26 gennaio e poi spostato al 27.
Riuscirà Apple ha cambiare, ammesso che ci provi davvero, il mondo dell’editoria dopo avere trasformato per sempre quello della musica? Secondo WSJ Times Inc e Harpers Collins credono di sì. Certo che Cupertino ha la possibilità di ricreare un intero ecosistema, quanto e più di Amazon e comunque enormemente più di un ‘semplice’ gruppo editoriale, ovvero allineare sulla stessa traiettoria contenuti, store, device rivoluzionari e delivery multipiattaforma.
AppleInsider: HarperCollins in talks to offer content for Apple’s tablet
Di cosa parliamo quando diciamo ‘eReader’ e del perché stia materializzando sia un sogno che un Omaha Beach per gli editori

Omaha Beach (ph. Jeff Lowdermilk)
Nella concitazione del momento attuale riguardo a eBook, iSlate, etc vale la pena focalizzarsi sul perché tale momento sia così partecipato dai quotidiani e magazine e non visto da essi come ‘una partita’ soprattutto libraria.
I quotidiani si sentono accerchiati. Hanno perso senso le rotative (il potere), la distribuzione (esclusività) la stampa (il prestigio), mentre stanno perdendo tout-court lettori (audience e denaro) e pubblicità (denaro) senza riuscire a rispondere pienamente, almeno per ora. Chi può, ad esempio gli editori francesi, si abbeverano alle casse dello stato, in maniera anche importante. Ma in Italia difficilmente arriveranno denari per la stampa, almeno fin tanto che dura questo governo, che non nasconde di mettere giornali e giornalisti nello stesso canestro di giudici, comici e comunisti.
Alcuni gruppi, grandi e piccoli, certo fanno ottimi prodotti online, ma nulla che possa rivaleggiare con il Vecchio Mondo in quanto ai punti supra, né per barriere all’ingresso né per fatturati.
Il caso Kindle/Nook/Skiff-Hearst etc e ciò che ne consegue sta iniziando ad essere visto un po’ come Omaha Beach, credo: terreno che non si può lasciare a nessun costo, partita capitale dove, questa volta, emergere perché siamo con le spalle al muro e non si sa neanche come finirà la vertenza aperta con forza contro Google lato performance ad/indicizzazione-aggregazione. Il sentiment che sento circolare è insomma la voglia di non perdere anche questo treno, riconquistare qualcosa dello spazio perduto (e con questa tecnologia/device/ecosistema iTunizzante si pensa di potersi riprendere almeno distribuzione (ancorché in bit) e paywall su un prodotto poi che è culturalmente di carta (in quanto gli eBook non sono poi che ‘stampanti paperless connesse’) in quasi formato A4. Incerto.
