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La Cosa iPad. Apple presenta il suo non-pc con cui promette di sconvolge tutti i giochi
La Cosa è notevole e dimostra la lungimiranza e il talento di Jobs. Il tablet di Gates è un pc con un pezzo in meno, quello di Apple è una ‘cosa’ che prima non esisteva. Sembra un iPhone gigante e non ha un sistema operativo da computer ma da ‘cosa’, appunto, da hopefulmonster destinato a ficcarsi nello spazio esistente tra il massimo della fruizione/esperienza mobile e il pc, che per quanto sempre più laptop che desktop, resta in cima alla scala della complessità.

Difficile dire ora se sarà un successo (se sì, addio Kindle, Nook e compagnia; addio netbook, relativamente, e addio Slate) ma lo street price di 499 dollari aiuterà notevolmente la nuova piattaforma, che peraltro parte forte di 144mila applicazioni ereditate da iPhone/iPod T.
Microsoft appare sempre più in crisi di identità, se non di fatturato. Amazon rischia di fare la fine del firstcomer defenestrato (anche se chi legge libri e non giornali lo amerà, credo, comunque e il catalogo/ecommerce/etc di Bezos non discute). Android continua la sua inspiegabilmente soffice corsa verso non si sa dove.
Perché la Cosa iPad è un computer senza esserlo, un computer che mette in primo piano le persone, i contenuti e i servizi e si acquatta discreto sullo sfondo. E’ una cosa che prima non c’era, come il Mac nel 1984.
Ma non solo: ponderata meglio la fruizione su LCD, quando ti fanno vedere il New York Times (il giornale, non il sito), pensi ‘questo sì, questo prodotto lo possiamo vendere al pubblico’. Erano 15 anni che non provavo quella sensazione riguardo ad un prodotto editoriale digitale, che ora è libero di essere tutto quello che potrà essere (Mag+, Daily Prophet e molto altro ancora)
To read or to browse. Se i limiti si confondono con le possibilità
Gli ereader offrono per la prima volta la possibilità di leggere testi in digitale in modo soddisfacente, per quanto connessi, specie il Kindle, invece che ‘navigare’. In parte per la mimesis offerta dalla tecnologia eInk, in parte per le loro stesse limitazioni (immagini statiche a 16 grigi o testo), almeno per ora.
Infatti assai notevolmente questi limiti appaiono parte della loro novità, fatto che ci ricorda che testi e rete appartengono a due mondi differenti, nodi di senso gli uni e relazioni i secondi, per quanto non separati. Come se fossero parti separate di un disegno tracciate su due layer in Illustrator, pur a registro l’una con l’altra e interdipendenti.
Di cosa parliamo quando diciamo ‘eReader’ e del perché stia materializzando sia un sogno che un Omaha Beach per gli editori

Omaha Beach (ph. Jeff Lowdermilk)
Nella concitazione del momento attuale riguardo a eBook, iSlate, etc vale la pena focalizzarsi sul perché tale momento sia così partecipato dai quotidiani e magazine e non visto da essi come ‘una partita’ soprattutto libraria.
I quotidiani si sentono accerchiati. Hanno perso senso le rotative (il potere), la distribuzione (esclusività) la stampa (il prestigio), mentre stanno perdendo tout-court lettori (audience e denaro) e pubblicità (denaro) senza riuscire a rispondere pienamente, almeno per ora. Chi può, ad esempio gli editori francesi, si abbeverano alle casse dello stato, in maniera anche importante. Ma in Italia difficilmente arriveranno denari per la stampa, almeno fin tanto che dura questo governo, che non nasconde di mettere giornali e giornalisti nello stesso canestro di giudici, comici e comunisti.
Alcuni gruppi, grandi e piccoli, certo fanno ottimi prodotti online, ma nulla che possa rivaleggiare con il Vecchio Mondo in quanto ai punti supra, né per barriere all’ingresso né per fatturati.
Il caso Kindle/Nook/Skiff-Hearst etc e ciò che ne consegue sta iniziando ad essere visto un po’ come Omaha Beach, credo: terreno che non si può lasciare a nessun costo, partita capitale dove, questa volta, emergere perché siamo con le spalle al muro e non si sa neanche come finirà la vertenza aperta con forza contro Google lato performance ad/indicizzazione-aggregazione. Il sentiment che sento circolare è insomma la voglia di non perdere anche questo treno, riconquistare qualcosa dello spazio perduto (e con questa tecnologia/device/ecosistema iTunizzante si pensa di potersi riprendere almeno distribuzione (ancorché in bit) e paywall su un prodotto poi che è culturalmente di carta (in quanto gli eBook non sono poi che ‘stampanti paperless connesse’) in quasi formato A4. Incerto.
Back to the future, ovvero i costi dell’innovazione [repêchage]
Murdoch indietro tutta: altro che eliminare gli abbonamenti al WSJ (si dice che siano 700mila), mettiamo in abbonamento online tutte le altre testate di News Corp. Anzi, no introduciamo i micropagamenti. E Kindle, sul quale molti editori si stanno lanciando, tanto da ‘guidare’ Amazon verso formati di schermo maggiori? Né con loro né contro di loro. Non ci interessano nuovi intermediari ma neanche fabbricare il nostro Kindle.
A New York il New York Times non dorme, e, mentre abbraccia il nuovo Kindle DX, sta anche pensando in realtà al modello Economist dove si paga l’accesso alla community (ovvero archivio + contenuti speciali + servizi dedicati; onestamente mi pare la formula migliore). O forse no, fermi tutti!, si pagherà a ‘tassametro’, come scrive Massimo,ovvero oltre un certo numero di articoli per sessione. O per giorno, o per segno zodiacale.E intanto anche in Italia La Stampa sperimenta l’epaper.
Stiamo ancora digerendo le novità che apprendiamo, dei 54 quotidiani online pronti a introdurre l’accesso a pagamento, e parliamo di MediaNews Group, mica bubbole.
The next thing? Magari creare una versione del quotidiano online completamente a pagamento, ma contenente pubblicità. Magari da vendersi ad un premium price perché stampato su carta la sera prima, e tutto a colori, cosa che neanche l’epaper per ora permette. Certo costerebbe non poco, ma sarebbe un’innovazione.
Editoria online: a quick recap [repêchage]
Ovvero i tre grandi mantra del 2009, nel caso vi siate persi i zillioni di post che un po’ tutti;) stanno scrivendo in questo burrascoso anno:
1. Ora pagare, please. Un urlo di dolore si alza dalle aziende editoriali di tutto il Globo: ma chi ha detto che i contenuti online devono essere gratis?
E allora giù tutti a fare ipotesi, più o meno giudiziose, da un apocalittico Murdoch ad un prudente De Benedetti. I modelli pay ipotizzati fin qui sono tutto e il contrario di tutto: abbonamento, a tassametro, a consumo, a tempo, club/community. Qualcosa resterà (?) Certo che con i bassi volumi della pubblicitàonline, in relazione all’ARPU dai lettori di carta, almeno recuperare il fronte del pagamento del prodotto darebbe un’iniezione di entusiamo agli editori, i quali sono meno old di quello chi immaginiamo, spesso.
2. Google a chi? Il secondo mantra riguarda l’intermediatore per definizione, Big G, che nel suo ruolo di amico/nemico da sempre ha oscillato, nella percezione degli editori, da partner di default a vampiro in nuce. Ora si stabilmente assestando sulla posizione transilvana. E non più in nuce.
Quindi: morte agli intermediatori, ovunque si nascondano. Abbasso Google (Espresso/RCS) e abbasso pure Amazon (Murdoch).
3. Né con la carta né col PC. Archiviati i tentativi di dare dei veri e propri prodotti sui cellulari (LOL), e sempre scettici nella consultazione su PC (ragionevolente se si considera la quota di persone che lottano quotidianamente con Windows, peraltro) l’interesse verso la piattaforma eInk/ePaper non si arresta e a casa nostra seguiamo con interesse l’esperimento della Stampa a cui va il merito di aver tracciato la strada. Buona la risoluzione e l’effetto ‘carta’ dello schermo, mirabile la durata delle batterie. Però è in bianco e nero, ‘flasha’ tra una schermata e l’altra, il device costa troppo e in definitiva non ha il feeling erotico dell’iPod. E soprattutto ha bisogno di essere ‘nutrito’ da un prodotto terzo, disegnato apposta, rispetto alla carta e al web (pdf della carta) per i limiti di cui sopra più le dimensioni dello schermo, 10″ al massimo attualmente. D’altro canto i limiti nascono per essere superati nell’high tech e il nuovo Kindle DX rivela le intenzioni di molti in questo campo.
Se poi davvero i libri per i ragazzi delle scuole dell’obbligo diventassero, dal 2011 come annunciato, di default file da leggere su eBook certo che si costituerebbe una user-base imponente e da subito si abiliterebbero milioni di famiglie a questi prodotti. Con un sospiro di sollievo per schiene, alberi e derivati del petrolio.
[Repêchage dell'omonimo post su Cailloux, maggio 2009]
