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Confermato il 26, anzi il 27. Apple reiventing the media industry (once again)?
Ha ragione Giuseppe Granieri: stanno arrivando le prime simil-news, e non solo rumors, sull’iSlate, il tablet-qualcosa più famoso del mondo, tanto quanto misterioso, visto che sono partiti gli inviti Apple per l’evento pianificato prima per il 26 gennaio e poi spostato al 27.
Riuscirà Apple ha cambiare, ammesso che ci provi davvero, il mondo dell’editoria dopo avere trasformato per sempre quello della musica? Secondo WSJ Times Inc e Harpers Collins credono di sì. Certo che Cupertino ha la possibilità di ricreare un intero ecosistema, quanto e più di Amazon e comunque enormemente più di un ‘semplice’ gruppo editoriale, ovvero allineare sulla stessa traiettoria contenuti, store, device rivoluzionari e delivery multipiattaforma.
AppleInsider: HarperCollins in talks to offer content for Apple’s tablet
Paywall, the WoW way. Su PaidContent un post che affronta il tema del paywall a partire da… WoW
Cosa può imparare Murdoch da orchi e nani? Se lo chiede Patrick Smith su paidContent, dove la base del ragionamento è che World of Warcraft, con i suoi 12 milioni di abbonati paganti, è decisamente un caso di successo di ‘servizio’ online.
People will pay for interaction: There are some good massively multiplayer and single-player online games out there available to play for free, plus the average gamer has alreadypaid for a bunch of PC and console games. So what makes them cough up for WoW as well? Interaction: Acti-Blizz is selling content, yes, but more importantly it’s offering access to a community of gamers who meet, talk and play together in WoW’s virtual setting of Azeroth (yes, I am a recovered former player).
—News as gaming: Could newspapers similarly harness the human need for interaction and stimulation and sell not just boring text news but access to a shared experience? Sure, there’s MySun, MyTelegraph and “tell us what you think in the comments below”, but that’s a marketing ploy to drive page impressions and encourage more content consumption. The lesson from gaming is that people won’t pay for content they can’t help shape themselves—or project their own personal narrative onto.
—Reader rewards: The addictive quality of WoW comes from “leveling”, the process whereby players earn points and progress a series of ranks to gain new skills. News sites should consider whether they can drive usage, loyalty and payments by similarly encouraging readers to unlock different “levels” of membership, each with its own unique rewards.
Pagare per i quotidiani online: reality check
Desperate times lead to… desperate revenue models!
–Arianna Huffington
Leah McBride Mensching sul blog di SFN cita due ricerche che cercano di stimare la percentuale di lettori online che sarebbero disposti a pagare per leggere: le percentuali variano moltissimo dal 22% inUK al 62% rilevato da PWC in EU, US e Australia. Se fosse così possiamo dormire sonni tranquilli, visto che in Italia acquista un quotidiano il 10% della popolazione (dati ADS giugno 2oo9). Se però così non fosse allora possiamo continuare a tormentarci con il dubbio se far pagare o no i contenuti, specie ora che gli editori guardano con desolazione ai dati di vendita non solo delle copie, ma anche della pubblicità ‘di carta’. E non diciamo degli annunci economici.
Fra le tante considerazioni che si possono fare, comunque vada, non credo che i fatturati online viaggeranno mai sulla traiettoria dei vecchi fatturati di carta, che vantano per così dire un ARPU (fatturato per utente) irraggiungibile non solo per il web, ma anche per la tv. Il che è anche un modo di dire che la vera scommessa per i quotidiani è se resteranno dei prodotti o diventeranno atomi di contenuto (che poi è la strategia premiata dalla Google AdSense). Mentre la vera scommessa delle aziende editoriali sarà doversi reinventarsi da capo, non mettere mano ai -comunque magri per come sono venute strutturandosi le suddette aziende- fatturati online.
Back to the future, ovvero i costi dell’innovazione [repêchage]
Murdoch indietro tutta: altro che eliminare gli abbonamenti al WSJ (si dice che siano 700mila), mettiamo in abbonamento online tutte le altre testate di News Corp. Anzi, no introduciamo i micropagamenti. E Kindle, sul quale molti editori si stanno lanciando, tanto da ‘guidare’ Amazon verso formati di schermo maggiori? Né con loro né contro di loro. Non ci interessano nuovi intermediari ma neanche fabbricare il nostro Kindle.
A New York il New York Times non dorme, e, mentre abbraccia il nuovo Kindle DX, sta anche pensando in realtà al modello Economist dove si paga l’accesso alla community (ovvero archivio + contenuti speciali + servizi dedicati; onestamente mi pare la formula migliore). O forse no, fermi tutti!, si pagherà a ‘tassametro’, come scrive Massimo,ovvero oltre un certo numero di articoli per sessione. O per giorno, o per segno zodiacale.E intanto anche in Italia La Stampa sperimenta l’epaper.
Stiamo ancora digerendo le novità che apprendiamo, dei 54 quotidiani online pronti a introdurre l’accesso a pagamento, e parliamo di MediaNews Group, mica bubbole.
The next thing? Magari creare una versione del quotidiano online completamente a pagamento, ma contenente pubblicità. Magari da vendersi ad un premium price perché stampato su carta la sera prima, e tutto a colori, cosa che neanche l’epaper per ora permette. Certo costerebbe non poco, ma sarebbe un’innovazione.
