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Tutto purché sia adesso [repêchage]
Non passa giorno che nel mio radar non compaiano oggetti live-qualcosa. Twitter due giorni fa ha reso hotlinked gli hashtags, rendendo più semplice richiamare il flusso di tweets sull’argomento rappresentato dal tag. Ovviamente in tempo reale. Ieri FriendFeed ha introdotto il livesearch: in pratica la nostra query resta ‘viva’ continuando cioè a produrre risultati che si aggiornano in tempo reale. Solo pochi mesi fa aveva completamente reimpostato il suo design -adorabilmente zen- proprio sull’idea di tempo reale. Non è un caso che queste due piattaforme siano così attive sul tema livestream/search, personalmente le ritengo le due vere cose post-blogging (e post-RSS). E senza parlare di Google Weave, o del fatto che tra una settimana c’è il Real Time Stream Crunchup che varrà la pena senz’altro tenere d’occhio.
Mi pare del tutto logico pensare che questa tendenza all’adesso si affermerà in maniera preponderante, sotto la pressione delle vite delle persone che si ampliano online. Vite che non chiedono archivi ‘storici’ ma un’immagine della propria rete (persone – servizi – contenuti; relazioni tra queste entità) che non possono che essere ora, quando le cose, la nostra vita, accadono. Per questo, credo, i servizi IM sono così trasversali e resistenti nella storia della rete in fondo. Per questo immagino che parte del successo di Facebook sia dovuto proprio a questa capacità di dirci -ora, oggi- com’è la nostra rete, cosa ci succede intorno. Nella ‘classica’ economia di lacerti-bit vs. aggregation che è parte della rete.
[Repêchage dell'omonimo post su Cailloux, luglio 2009]
Non aprite quel feed [repêchage]
I quotidiani dovrebbero smettere di offrire molti dei feed RSS che producono ai lettori, almeno secondoMalcolm Coles, in questo post. Meglio Twitter, perché almeno si genera più conversation attorno alle testate, senza contare che i lettori non sembrano così deliziati della vasta scelta più di tanto, donde il basso tasso di iscrizione per feed generato:
Top three RSS feeds at each newspaper
[fonte: Malcolm Coles, Journalism.co.uk]
Secondo me il punto di Coles è sia ben impostato che no. Rilasciare un feed RSS è un’attività a costo virtualmente zero e quindi, abbattuti ogni genere di costi di ‘distribuzione’, se 60 lettori si affezionano al feed di una rubrica del sabato di una ‘pagina’ di sport di un supplemento online weekend di un giornale nazionale, che problema c’è? In fondo non è che l’ennesima dimostrazione della distribuzione secondo le leggi a potenza degli interessi degli utenti, la cosìdetta coda lunga (en passant sulle leggi a potenza, Pareto e long tail, raccomando la lettura di Storia matematica della rete, di Luccio e Pagli, Bollati Borenghieri, che al capitolo 5 offrono una descrizione solida, seppure non specialistica, della matematica che sottende questo fenomeno).
D’altro canto è anche pur vero che l’attenzione dei quotidiani in questo momento è verso l’aumento di densità, sia di audience che di fatturato, molto più che nel soddisfare tutte le nicchie possibili, e in questo è vero che Twitter possa essere uno strumento più moderno, ovvero che offre assieme diffusione di contenuti, servizi community e marketing. Che poi è anche un’altro modo di dire: i feed sono nati per gestire i contenuti oltre le pagine web di origine, secondo la logica, elegantissima, dell’info outlining, mentre i tweets rappresentano le relazioni che questi contenuti instaurano tra le persone, gli danno vita.
Should I stay or should I go? Appunti per un quasi-manifesto [repêchage]
Is Twitter The CNN Of The New Media Generation? si chiede Techcrunch e la domanda non è retorica. Le notizie e gli aggiornamenti sulla situazione delle elezioni irachene sono un esempio della fluidità che consente ai social media di ‘passare’ attraverso le maglie della censura. O almeno di rendere inutile ritirare i visti per la stampa. Ma è lo sfondo che fa la differenza, prima degli strumenti, perché è sullo sfondo che pure interagiamo (viviamo). Twitter e in generale il microblogging stanno dimostrando una granularità ed eppure una capacità notevole di rendersi in una mescola, forse più degli stessi feed e della logica dell’aggregazione, che resiste e anzi anima i primi, ma sembra ritirarsi come semplice strumento, ho provato a dirlo. Quindi in bocca al lupo a tutti i twitter-ers iraniani che stanno rischiando in questi giorni la loro stessa incolumità solo per raccontare il tempo che vivono sotto gli indicibili fessi che gli sono toccati in sorte.
In fondo penso che siamo una generazione che ha avuto l’onere di ricordare chi faceva e non poteva più fare, trattenuta dalla mota degli Anni 80 che scaturiva e gli si rapprendeva intorno. Unica via di uscita cercare di fare per il prossimo mondo, che era la rete prima del web. Ora siamo di nuovo nelle possibilità del fare.
/off topic/ Una sera di mille anni fa a Prato. Fuori dalla finestra dell’hotel luci verdi illuminano l’asfalto, dentro la finestra del televisore CNN mostra l’attacco americano all’Iraq. Sgomento, qualcosa è cambiato, e frustrazione: solo poter decidere di assistere o no./off topic/
